03 gennaio 2017

Il rumore della pioggia - Gigi Paoli

Hello readers!
Ebbene, anche il capodanno è definitivamente andato, il che mi mette un po' di tristezza perché questo vuol dire che le vacanze sono finite, e che non posso assolutamente aspettare il 7 gennaio per iniziare a studiare! Insomma, però mi son divertita: il dolce far nulla, il letto fino alle quattro di pomeriggio, la scelta dei libri per le challenges (ché non riesco mai ad incastrarle tra loro), i dolci a dire basta, la dieta che improvvisamente è volata via, il peso che aumenta, io che me ne fotto... Tante tante belle cose, dai! Comunque, in tutto questo gran da fare, ho letto il primo libro del 2017 per La ruota della letture.
Per inciso, ho iniziato anche la challenge di Goodreads e sono fermamente convinta di portarla a termine, quest'anno.


Gigi Paoli
Il rumore della pioggia
Casa editrice: Giunti
Anno: ottobre 2016 
Pagine: 285
€ 15,00 
★★½

Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente e, come se non bastasse, la visita del presidente israeliano ha completamente paralizzato la città. Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, quando apprende una notizia davvero ghiotta per un cronista di giudiziaria a corto di esclusive: all'alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze. Un caso molto interessante anche perché il palazzo è di proprietà della Curia e sopra al negozio ha sede l'Economato. Marchi si mette come un mastino alle calcagna dei magistrati nella speranza di tirar fuori uno scoop e chiudere finalmente la bocca al direttore del Nuovo Giornale. Sempre correndo come un pazzo, intendiamoci, perché a casa c'è Donata, la figlia di dieci anni che inizia a lanciare i primi segnali di un'adolescenza decisamente in anticipo. Ma stavolta conciliare il ruolo di padre single con quello di reporter d'assalto sembra davvero un'impresa disperata: sì, perché c'è tutto un mondo che ruota intorno al delitto di via Maggio e le ipotesi che si affacciano sono sempre più inquietanti. Su tutte, l'ombra della massoneria, che in città è prospera e granitica da secoli. E l'inchiesta corre veloce in una Firenze improvvisamente gotica e oscura.
Un grande no per il giallo d'esordio di Gigi Paoli, Il rumore della pioggia. Una trama che, forse, avrebbe potuto funzionare ma che, purtroppo, non ha funzionato, insieme a tutto il resto. Carlo Alberto Marchi è un giornalista di cronaca giudiziaria e Gotham - come a lui piace chiamare il Palazzo di Giustizia di Firenze - è ormai la sua seconda casa. Il tutto - il ritrovamento di un cadavere in un negozio di antiquariato religioso, le indagini, le ipotesi - ci viene raccontato principalmente dal punto di vista del giornalista, dando la parola qua e là a personaggi di contorno (L'artista, Mastrantonio, Sunday Square - ovvero Domenico Piazza: vi prego! - Loi, Lion eccetera eccetera) che fanno davvero da contorno, nel senso che non ho trovato, mai, in quasi 300 pagine, una caratterizzazione degna, neppure per lo stesso Marchi, quasi protagonista. Sì, ogni tanto ci racconta del rapporto turbolento con una figlia quasi adolescente, delle difficoltà di un padre single, di Olga, la donna di turno e dei messaggini che a fatica le invia, ma il tutto è apparso ai miei occhi molto labile e non indispensabile. E così lunghissime conversazioni tra il giornalista e il collega Del Robbio, tra il giornalista e il magistrato, tra il magistrato e il poliziotto, tra il giornalista e il poliziotto, lunghe conversazioni tra tutti che avrebbero sì dovuto rendere lo sviluppo meno pesante, ma che in realtà hanno rallentato a dismisura una trama già fragile. E' stato come voler a tutti i costi frenare per non giungere troppo rapidamente alla fine, anche questa quasi troppo improvvisata. Ah, dimenticavo, per non parlare delle lunghissime lamentele del giornalista, tra sé e sé, sulla brutta fine del giornalismo e del suo giornale, piazzate qua e là laddove c'era un po' di spazio libero, sempre uguali e ripetute. Insomma, una Firenze descritta a tratti minuziosamente nei suoi palazzi storici per i non indigeni, vari negozi di antiquariato, la Chiesa e l'Economato di mezzo, forse le messe nere, forse famiglie nobili, forse... tutto molto sfumato e privo di consistenza. Per terminare la lettura ci ho messo una settimana, leggendo ogni sera, e questo è tutto dire. L'idea di seguire un caso di omicidio dal punto di vista di un giornalista non era neanche male, all'inizio; ma arrivata a pagina 120 mi sono resa conto che ancora non era stato detto assolutamente nulla di concreto e, tra descrizioni e scene per me assolutamente sacrificabili, mi sentivo già un tantino annoiata a morte, eh già. In sostanza? No, non lo consiglierei, anche per il suo, diciamo impegnativo?, prezzo.

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