16 giugno 2016

Otium Art #3 - Banksy: tra amore e amore

Banksy.
Punto.
Nessun apostrofo, nessun'aggiunta, niente.
Hai pensato fosse sufficiente "Banksy" per colpire dritto, per essere immortale. Ed avevi ragione. Alcuni ti chiamano Robert, altri lasciano perdere, altri indagano, io guardo i muri. Come quando ho visto la tua bambina per la prima volta, in internet; come quando tutti condividevano la bambina con il cuore che sfugge, o l'uccellino preso in giro e denigrato. Sì, io guardavo, osservavo, capivo; mi immedesimavo. Diventavo grande e lo facevo insieme alla bambina, insieme all'uccellino deriso, a volte trovandomi sul suo stesso filo, così debole, così precario. Crescendo crescendo mi dicevo "è così bello piangere", davanti a quell'umanità impressa su di un muro. Stavo lì, in posizione, per lanciare quel mazzo di fiori al posto di qualsiasi altra cosa e crescevo. Crescevo davanti a te, Banksy, possibile che non mi hai vista? Eppure tu guardi in profondità, di questa sconosciuta sei il maestro. Sono sempre più sicura che non hai potuto non vedermi, lì, davanti a loro, mentre le realizzavi, osservare l'infinito. E quella volta che dalla tua mano sono usciti quei due che all'improvviso hanno inziato a baciarsi?
Quella sì che è stata un'esperienza pazzesca, da ripetere. Ma tu lo sai, mai si può doppiare una cosa quando è arte. Quei due si baciavano con tale passione che, quasi quasi, ho pensato che anch'io avrei voluto far parte di quell'amore, gridargli magari "Amate anche me!", con tutta la forza che avevo
dentro, per farmi sentire, per riuscire ancora a respirare. Ma poi, Banksy, la vita è così lunga là fuori, così lunga... Talmente lunga che ci possiamo permettere tutto. Ora riderai un po', lo so, ma pensa che la vita per alcuni è così lunga che riescono anche a non emozionarsi davanti a quel bacio, a non provare niente, certi hanno da fare e lo odiano. Avrei voluto gridare a quei due di togliersi quel casco e di smetterla di fare finta di niente, che tanto il mondo non li guardava, che tanto tutti si erano arrabbiati, che tanto così doveva funzionare, che tanto la vergogna sarebbe arrivata; macché, non mi hanno sentita. Allora ho capito: erano diventati immortali. A volte non capivo se il mio problema era la mia vita oppure il fatto che ero capace di vivere tutte le vite degli altri. Ero così presa da quel bacio che non mi rendevo conto di quello che stava accandendo sul filo, dove vivevo. Ad un certo punto, come ben sai, sono arrivati loro con dei cartelli. Dicevano "migrants not welcome" e pensavo ce l'avessero con me. Banksy... era proprio con me che ce l'avevano! Dicevano che io non ero come loro, che non ero il benvenuto, che dovevo tornare da dove arrivavo. Avrei voluto gettarmi fino in fondo a quel mare che
era così blu, sotto di me. Avrei voluto urlare che avevano ragione, che non eravamo poi tanto uguali, che loro erano migliori, che tanto c'è pieno di peggiori... Ma poi ho preso una decisione: ho spiccato
il volo e sono riatterrata sul filo e, come per magia, io mi trovavo dalla loro parte e loro erano amici miei da sempre. Alla fine abbiamo fatto il giro del mondo e siamo morti insieme. Mentre ero morta, però, ho fatto un sogno splendido, che non puoi nemmeno immaginare: ho sognato che facevi un'altra magia e questa volta usciva un ragazzo che lanciava mazzi di fiori. Era pazzesco, Banksy. Nell'aria c'era aria di festa e tutti volevano giocare, poi questo ragazzo voleva bisticciare con un gruppo di ragazzi in piazza e ha lanciato un mazzo di fiori. I fiori alla fine hanno imparato a volare e lui ha continuato a giocare. Allora tutti noi abbiamo iniziato a lanciare fiori nel cielo e alla fine ci siamo addormentati col profumo. Allora ho capito: eravamo tutti a casa. Mentre ero a casa mia, ad un certo punto, mi affaccio alla finestra e vedo una bambina che giocava col suo palloncino rosso a forma di cuore. Banksy, l'invidia è stata cattiva. Subito ho pensato che volevo anch'io avere il suo stesso palloncino e per questo sono scesa giù, a sperare di ottenerlo. Poi però qualcosa è cambiato: all'improvviso la bambina era io e, vedendomi dall'esterno continuavo a gridarmi: "Non lo lasciare, non lasciarlo andare, quello è il tuo tutto!" E ancora mi incitavo alla forza, alla vittoria, fin quando non mi voltai e mi vidi: me stessa da grande. Allora ho corso forte, per raggiungerla e lì ho capito: ero ritornata speranza. Allora, mentre ero speranza, sono andata a trovare i miei piccoli amici giù a Gaza, e con loro ho giocato fino al mattino. Ci siamo divertiti un mondo, Banksy, dovevi esserci. Sono sicura che ti sarebbero piaciuti: ognuno di loro mi ha insegnato una cosa ed io ne ho insegnato una a loro. Alla fine ho dormito insieme a loro, esausta, e ho fatto dei bei sogni. Ero talmente contenta che all'alba mi sono svegliata, ma loro non c'erano più ormai. Mi ricordo che alla fine ho pensato: "Che bel mondo che ho vissuto!", ma poi... quel gatto non smetteva un attimo di miagolare.

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