23 novembre 2015

Otium Art #2 - Massacro in Corea

Buongiorno lettori!
Eccoci giunti a questa seconda puntata della mia amatissima rubrica (per vedere i post precedenti: Otium Art). Dopo aver a lungo cercato invano, ho deciso di riprendere in mano il libro di storia dell'arte del liceo e, sfogliando le pagine... "ecco - mi sono detta - l'ho trovato! Ho trovato quello che cercavo."

Parigi, Musée National Picasso.
1951. Olio su compensato, 110x210 cm.

L'artista
Pablo Picasso (1881 - 1973) è una figura centrare nell'arte del Novecento. Nato a Malaga, figlio d'arte, inizia la sua attività fin da giovanissimo. A Barcellona frequenta l'Accademia delle Belle Arti, fino a quando decide di stabilirsi definitivamente a Parigi. La sua arte si distingue in vari periodi (blu, rosa, cubismo), nei quali cambiano anche i soggetti da lui rappresentati. Assiste ai più grandi drammi dell'umanità: le due guerre mondiali e la guerra civile spagnola, eventi che segneranno indelebilmente la sua arte. L'evento narrato dal dipinto riguarda un epidosio della guerra di Corea, conflitto che rappresentò una delle fasi più estreme della Guerra Fredda. La scintilla fu l'occupazione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, che causò l'intervento delle Nazioni unite e delle truppe statunitensi. L'opera rappresenta il profondo impegno pacifista dell'artista, già dimostrato in Guernica.
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C'era una volta la guerra, una delle tante, una qualsiasi.
Come in ogni epoca, questa era estrema e violenta, incapace e inadatta al compromesso. 
E poi, come in ogni guerra, c'erano i civili, al contrario innocenti e vittime di un terrore che non
Particolare
hanno potuto evitare, frutto di scelte che non hanno potuto scegliere, conseguenza di una forza nella quale non hanno avuto voce in capitolo. C'era il gruppo con i fucili in mano, protetto e armato, contro la vita immobile e paralizzata. C'erano e ci sono i bambini, nudi e inermi contro la nudità, assoluta, di chi sta per togliergli la vita. C'erano braccia rivolte in alto, verso il cielo, per pregario Dio; piccoli esseri che non avrebbero mai visto il mondo e piccole anime che si nascondevano per non aver paura. C'era chi, davanti alla morte, non si privava di raccogliere un fiore.

Tutto troppo poco umano per essere irreale.
C'erano le lacrime crude, le pance gonfie, le armi cariche e orizzontali; c'era la sconfitta del mondo e c'era chi si credeva il padrone indiscusso, immortale e onnipotente, dell'intero universo.
Ma, paradossalmente, quello che non c'era superava di gran lunga la lista.
Chiunque si trovasse da quelle parti, poteva osservare l'assoluta assenza di umanità. Mancava un fratello. E ti verrebbe da dire, forte, ad alta voce: "Caro uomo con il fucile, un fratello ti avrebbe dato molto di più!" 
Non c'era gentilezza, rispetto, allegria, felicità. Mancava del tutto un futuro. 
Non esisteva intimità, dolcezza, amore. Quel momento era privo di passione. La Libertà correva all'indietro e l'Intelligenza si dissolveva.
Il buio di una notte, privata della luce delle stelle, avvolgeva le morenti vite di anime che avrebbero voluto guardare il domani. Una favola da non dimenticare, per parlare al passato e mai al futuro.
"Caro uomo col fucile, riprenditi la tua dignità! Un fratello vale più di tutto il resto."

Esse
'

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