15 novembre 2015

Otium Art #1 - La liberté guidant le peuple

Buongiorno a tutti.
Nelle mie notti insonni ho a lungo pensato a come dare una forma al mio nuovo blog e, gironzolando un po' su internet, ho deciso di creare varie rubriche per esprimere al meglio tutto ciò di cui vorrei parlare in questo piccolo mondo virtuale. Sapevo che il mio scopo era trattare temi artistici, letterari... ma su come procedere la visione era opaca. Tutto mi appariva poco chiaro e sfocato. Non che adesso le cose appaiano nitide, però posso dire di aver raddrizzato un po' il percorso. Voglio quindi dedicare uno spazio settimanale ad un'opera d'arte, un disegno, una scultura, o qualsiasi cosa abbia a che fare con l'arte, partendo da ciò che conosco e arrivando poi a conoscere arte sempre nuova. Mi piace l'idea di poter argomentare ciò che vedo e confrontarmi, e mi piace soprattutto pensare che chi si trovi a passare di qui possa vedere un'immagine, famosa e non, in grado di suscitargli un'emozione.
Partiamo subito con una rubrica artistica: Otium Art, che svilupperò settimanalmente, ogni domenica. (Accetto qualsiasi tipo di critica o consiglio in proposito). Per ora vi lascio l'opera scelta per oggi, sperando che vi piaccia!

Parigi, Museo del Louvre.
1830. Olio su tela, 260x325 cm.

L'artista
Eugène Delacroix (1798 - 1863) è considerato il principale esponente del movimento romantico in Francia. Si forma sotto la guida di Guerin, pittore neoclassico, facendosi strada fino a conoscere Gericault e a posare per la sua più importante opera "La zattera della medusa", diventando così la figura in primo piano del dipinto. Tra le componenti essenziali delle sue opere si annovera: il colore espressivo, i soggetti esotici ma, soprattutto, il forte impegno politico. Delacroix sviluppa un forte senso civico che ritroviamo in molte sue opere, accompagnate da un crudo realismo e una potente forza espressiva. L'opera che sicuramente rappresenta in pieno il lato politico della sua personalità è "La libertà che guida il popolo" del 1830.

L'opera
Delacroix si ispira apertamente ad un evento storico recente: La Francia, dopo la caduta di Napoleone, venne restituita alla monarchia borbonica. Carlo X instaurò così un governo assolutista che generò la ribellione, ottenendo di essere destituito dal suo incarico nel 1830, anno in cui Delacroix trovò l'ispirazione per la sua opera. L'opera vuole, quindi, ricordare la lotta dei parigini contro Carlo X. Delacroix sostenne in questo periodo il ruolo dell'artista, che in nome della libertà poteva scendere sulle barricate erette dal popolo parigino e diventare lui stesso protagonista degli eventi.(Egli stesso si ritrae al fianco della donna che rappresenta la libertà).

Il pensiero di Chiara
"Nel quadro di Delacroix, in primo piano, si erge impettita la Libertà, quel principio fondamentale alla base della tradizione occidentale e che sembra proprio non essere condiviso. Libertà che simboleggia la fede nei valori e negli ideali, tanto agognata e combattuta e che, venerdì sera, è stata ferocemente violata. Una Libertà universale che spazia e tocca ogni singolo individuo, ogni cuore profondamente scosso dalle barbarie avvenute, ogni razza umana che pratichi ancora il rispetto. A parlare non è uno schieramento politico, è l'umanità che ieri si è persa per le vie di Parigi. E' il dolore ideologico di un mondo che va inesorabilmente verso il disfacimento e che non conosce moralità. In nome degli ideali storici che hanno accompagnato l'iter storico-politico francese ed europeo, l'unica speranza rimasta è che la libertà torni ad essere un punto di riferimento solido per l'intera comunità europea, violata dall'intolleranza e dalla brutalità del fanatismo e che l'uguaglianza e l'amore fraterno tornino a far splendere il cielo cupo e intorpidito della Parigi odierna, tinta di odio."
Chiara Ciardullo

Il grande spettacolo dell'umanità
Al di là delle caratteristiche fisiche, piramidali, di luce e controluce, io vedo una donna. Vedo la Libertà come una donna, seminuda, con il seno scoperto. Una Libertà che alza la mano, impertinente, sfacciata, al di sopra di tutti; che combatte per il popolo e con esso, che solleva la bandiera della sua patria e un fucile, a piedi nudi, sullo sfondo di una città, Parigi, ancora immersa nella foschìa, ancora una volta nella nebbia di una guerra. Una guerra che coinvolge la società tutta, senza distinzioni, come solo le guerre e la morte sanno fare.
Poi mi fermo e ascolto... piano, come un sussurro, da lontano mi giunge quel grido.
Liberté, Egalité, Fraternité.
Un inno alla Repubblica, alla democrazia, all'uguaglianza; che resiste a tutto e corre in avanti, verso un mondo migliore e lo cerca, quel mondo migliore.
Delacroix ci regala la sensazione di poter entrare nella vicenda e combattere con i protagonisti, perché i protagonisti non sono solo loro... siamo noi.
«Ho cominciato un tema moderno, una barricata... e, se non ho combattuto per la patria, almeno dipingerò per essa... »
All'indomani degli eventi di Parigi, quest'opera è illuminante. Siamo tutti coinvolti nell'indignazione e nella meraviglia e non facciamo altro che prenderci a spintoni, dichiarando la nostra appartenenza politica, idolatrando un partito, esponendo le nostre brillanti idee sul dichiarare o meno una guerra. La Libertà di oggi è la stessa di quella di ieri, e sarà la stessa di domani... Io voglio lottare per essa. Per Parigi. Per Beirut, per Garissa, e per il mondo intero. Voglio lottare per me stessa, per conservare la mia cultura, per la mia patria, per tutte le mie tradizioni, quelle che mi hanno cresciuta e accompagnata fin dove sono. Vorrei vivere abbastanza per vedere gli uomini comportarsi come fratelli e, se questo non sarà possibile, vorrei contribuire a questo evento futuro. Vorrei poter assistere ad una umanità elevata al suo massimo livello, come al teatro. E, proprio come al teatro, salire sul palcoscenico e fare la mia parte. Una parte importante, come lo è quella di ognuno di noi, di ogni singolo essere umano presente su questo mondo.
Ci incontriamo ogni giorno, da anni, alle prove... ma tutti abbiamo dimenticato lo spettacolo.
Vorrei invitarvi ufficialmente al saggio finale, che si terrà ogni giorno della nostra breve vita. Tutto il mondo sarà presente, potremo riconoscere gli amici indiani, siriani e vietnamiti. Potremo bere un caffé parlando dello spettacolo e guardando al nostro piccolo infinito. Poi le luci si abbasseranno, i rumori svaniranno e tutti saliremo sul palco per iniziare.
Reciteremo lo spettacolo della nostra umanità e alla fine ci uniremo tutti in un solo grido:
LIBERTA'
a sottolineare che no, cari compagni, non si tratta di una recita. E no, cari compagni, non è stato inutile lottare per i nostri diritti.
"Ma la lista dei vorrei è lunga..." - mi sussurra il regista Tempo - "Meglio che inizi a realizzarla."

2 commenti:

  1. Questa rubrica è bellissima ♥♥♥

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    1. Grazie Ari, sono contenta che ti piaccia. E' la mia preferita!

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